La prima notizie storiche su Santi Cosma e Damiano vengono dal Codex diplomaticus cajetanus, in particolare da una stipula dell'anno 830 dove viene citato un certo Negrutius filius de Gentile de Casale e dal testamento del 954 di Docibile II duca di Gaeta dove è menzionata una vinea de Casale presso la terra posita in Ventosa.
I Casali di Santi Cosma e Damiano crescono come villaggio autonomo adiacente alle fortificazioni del Castrum Forte, punto di vedetta a guardia della foce del Garigliano dal X secolo; come conseguenza di ciò, oggi i centri storici dei due comuni Santi Cosma e Damiano e Castelforte formano un unico agglomerato urbano. Gli insediamenti si iniziarono a sviluppare sulle cime delle colline e soltanto dopo la Seconda Guerra Mondiale nella valle del Garigliano sottostante.
Esistono in tutto il territorio di Santi Cosma e Damiano una grande quantità di vestigia antiche, ma non si hanno molti dati storici esatti sui primi insediamenti nel territorio. È noto che le sorgenti termali del Veseris, oggi Suio, frazione di Castelforte, erano già conosciute ed utilizzate nell'antichità preromana. È nota anche la presenza di ville rurali romane e di porticcioli e scafe sul fiume.
L'antico popolo che abitava la valle dal Monte Circeo al Monte Massico era il popolo degli Ausoni, detti anche Aurunci. Gli storici considerano il territorio di Santi Cosma e Damiano in epoca preromana appartenente alla città di Vescia; indicano poi come campo della battaglia del Veseris, episodio chiave della Guerra Latina, la zona tra le attuali contrade di San Lorenzo e Taverna Cinquanta. Tale battaglia vide opposti i Romani e la lega degli Aurunci nel IV sec. a.C. ed è descritta da Livio negli Annales.
Il territorio nel Medioevo apparteneva alla Terra di San Benedetto, cioè era sotto l’influenza dell’abbazia di Montecassino. Le origini degli insediamenti sull’altura risalgono indubbiamente a prima del 1000, periodo in cui si colloca la costruzione di un piccolo monastero benedettino a Ventosa e del castello di Suio.
Tra l’881 ed il 915, i Saraceni si erano stabiliti nella pianura del Garigliano sulla riva destra con un campo trincerato. Nella località tuttora chiamata Vattaglia (voce dialettale di battaglia), si ebbe nell’agosto 915 la dura battaglia tra i Saraceni e le truppe della lega cristiana guidata dal papa Giovanni X alla quale avevano aderito Atenolfo II di Capua e figlio Landolfo II, Guasinaro II di Salerno, Gregorio IV duca di Napoli, Giovanni I e l’imperatore bizantino che inviò lo stratega Picingli. Sulle truppe pontificie aveva il comando il duca di Spoleto Alberico. Oltre alla località Vattaglia, Saracinisco e Vellota, sussistono cognomi e diverse voci dialettali che, ancora oggi dopo un millennio, ricordano l’occupazione saracena del territorio.
Dobbiamo aspettare molti secoli per rilevare eventi storici significativi che coinvolsero direttamente la popolazione locale, eventi che ancora oggi vivono nei racconti popolari. Dopo la proclamazione della repubblica Romana (15 febbraio 1798) le truppe napoleoniche del Gen. Rey occuparono Napoli e vi proclamarono la Repubblica Partenopea: la popolazione della Terra di Lavoro, fedele al re borbonico e alla Chiesa, insorge contro quelli che ritiene invasori. "I Casali" si schierano con due compagnie di volontari nelle truppe a massa comandate dall'itrano Michele Pezza, detto Fra' Diavolo. Tra le azioni di disturbo attuate da queste truppe contadine c'è la distruzione di un ponte provvisorio che le truppe napoleoniche avevano costruito strategicamente sul Garigliano nei pressi di Ss. Cosma e Damiano. Castelforte fu assediato come ritorsione dalle truppe Franco-Polacche del gen. Dambroski ed espugnata nel giorno di Pasqua del 1799. A questi scontri partecipò anche la popolazione di Ss. Cosma e Damiano e di Ventosa. Si racconta che a Ventosa la popolazione per difendersi dall’avanzare delle truppe si difese a colpi di pietre. Ai caduti negli scontri vanno aggiunti i vecchi ed i bambini inermi uccisi all’interno nelle loro case; il parroco fu giustiziato lanciato giù dal campanile e furono sfregiate le storiche statue lignee dei santi nella chiesa patronale.
Santi Cosma e Damiano doveva ancora tragicamente trovare un posto nella storia nel 1943-44 durante la risalita delle truppe alleate verso Roma. Trovandosi sulla Linea Gustav, per oltre nove mesi il territorio fu sottoposto a bombardamenti che cancellarono una gran parte dell’abitato; gli abitanti furono sottoposti a vessazioni dagli occupanti tedeschi e poi sfollati; i pochi rimasti infine furono tormentati dal passaggio delle truppe marocchine. Il Comune di Santi Cosma e Damiano è stato insignito dal Presidente della Repubblica della Medaglia d’Oro al Valor Civile perché centinaia di nostri concittadini sono morti per i cannoneggiamenti degli alleati, per le mine tedesche, per gli stenti e, a combattimenti conclusi, per gli scoppi di residuati di guerra.
Centro storicoLa storia di Santi Cosma e Damiano e quella di Castelforte sono necessariamente legate, ma tra la gente dei due comuni, soprattutto in passato, c’è stato un complesso rapporto di fratellanza e ostilità legata a questioni territoriali. Documenti storici del 1623 affermano l'indipendenza dei Casali dalla confinante università di Castelforte. Documenti che attestano che già a quell'epoca esistevano contenziosi territoriali.